KING OF THE HAMMERS WEEK

Foto e testo di Paolo Baraldi

 

La King of the Hammers, una gara che in breve tempo si è trasformata in un'icona del mondo del fuoristrada e che da una corsa tra amici si è trasformata in un evento di una settimana che richiama addirittura 60000 spettatori.

Rieccoci in America e più precisamente in California nella Johnson Valley per seguire una delle più spettacolari competizioni di offroad; stiamo parlando ovviamente della King of the Hammers che in soli 9 anni si è trasformata in un evento sensazionale dalla risonanza mondiale. Quello che vi descriveremo non è il semplice reportage di una gara ma il resoconto di un’intera settimana dove motori ed adrenalina la hanno fatta da padroni. Chissà se Dave Cole, l’attuale patron, e Jeff Knoll, cofondatore della Koh con Dave, pensavano nel 2007 quando hanno organizzato questa particolare gara per la prima volta di raggiungere un tale successo e un così alto numero di proseliti. Dicevamo quindi che si è trattato di un’intera settimana di show, inaugurata domenica 1 febbraio con la King of the Motos, un incredibile gara dove canyon rocciosi e tratti veloci nel deserto si mischiano per portare al traguardo finale solo i piloti più tosti. La King of the Motos è stata vinta da Colton Haaker nella categoria Pro mentre tra gli amatori il vincitore è stato Kevin Murphy. Per quanto riguarda le 4 ruote, il programma è stato aperto lunedì 2 febbraio sera con l’incredibile Vision X SRRS vs Ultra4 Shootout che ha visto sfidarsi i piloti della east coast contro quelli della west coast nella “scalata” notturna del temibile Backdoor. In questa gara al fulmicotone si sono sfidate due diverse scuole di pensiero fuoristradistico con prototipi completamente differenti: i Bouncers dell’east side contro gli Ultra4 della west coast. Se la prima edizione dell’anno scorso è stata vinta dalla west coast con Randy Slawson, quest’anno lo shootout è stato dominato dalla costa orientale che è stata ben rappresentata dal vincitore Bobby Tanner che ha scalato il Backdoor in soli 22.547 secondi. Il sessantacinquenne pilota dell’Ultra4 Bill Baird con il suo “single seat” ha ottenuto con 26.22 secondi la terza posizione. 


Martedì e mercoledì, 3 e 4 febbraio, si sono svolte le 4 Wheel Parts Qualifying che oltre a decretare l’ordine di partenza per la Koh, sono state anche l’ultima possibilità per alcuni piloti di poter accedere alla King of the Hammers. Già in questi due giorni la qualità dei veicoli e dei piloti si è fatta evidente e la lotta per accaparrarsi il miglior tempo e quindi la migliore posizione di partenza è stata molto serrata a tutto vantaggio dello spettacolo per il numeroso pubblico presente. Jason Scherer (01’59.500”), Erik Miller (02’06.500”) e Tom Wayes (02’09.750”) sono stati i tre più veloci nelle qualifiche. Levi Shirley, campione 2014 dell’Ultra4 Europe, con la sua nuova livrea Maxxis si è messo in luce con un ottimo nono posto (02’14.310”) mettendosi dietro nomi di tutto rispetto come Shannon Campbell, Loren Healy e Randy Slawson. Per dovere di cronaca, ricordiamo che mercoledì mattina si è svolta anche la RZR KOH UTV Race dove i side by side hanno gareggiato sul medesimo percorso dell’EMC passando quindi per il Chocolate Thunder. Si è trattato di una gara molto dura ed impegnativa sia per i veicoli che per gli equipaggi; alla partenza erano presenti ben 52 UTV e solo 4 sono riusciti ad arrivare alla fine. Mitch Guthrie con 6 ore, 20 minuti e 22 secondi ha meritatamente vinto questa gara mentre Cody Currie, figlio di John, è stato il vincitore nella categoria amatoriale. 


Giovedì 5 febbraio sono scesi in campo i 98 equipaggi della Smittybilt Everyman Challenge suddivisi nelle seguenti categorie: Stock, Modified, Legend e Spec. La gara partita alle otto del mattino è stata suggestiva ed emozionante. Alla fine, solo in 12 hanno tagliato la linea del traguardo in tempo utile a dimostrazione che anche l’EMC è tosto ed impegnativo come la sorella maggiore Koh. Il dominatore assoluto Brandon Currie, nipoteo di John vincitore per ben tre volte in questa corsa, ha impiegato ben 5 ore, 57 minuti e 43 secondi per portare a termine la gara aggiudicandosi anche la vittoria nella classe Modified. L’australiano Ben Napier ha vinto nella categoria Legend, Luke Johnson ha dominato nella Spec mentre Matt Peterson con il suo Grand Cherokee ha vinto la Stock. Tutto questo crescendo di tensione, spettacolo e passione ci ha portato giorno dopo giorno all’evento clou e tanto atteso di tutta questa settimana: la King of the Hammers. La Johnson Valley, come consuetudine, ha raggiunto il culmine di spettatori presenti, ben 60.000, e tutti ansiosi di conoscere il nuovo “Re” oltre che di godersi lo spettacolo che solo gli Ultra4 possono offrire. Questa edizione ha visto la presenza in gara di tutti i vincitori delle passate edizioni: Shannon Campbell (2008 e 2011 e unico vincitore con un single-seater IFS), Jason Scherer (2009), Loren Healy (2010 e 2014), Erik Miller (2012) e Randy Slawson (2013); unico assente JR Reynolds vincitore della prima edizione del 2007 con Slawson come navigatore. Altra nota di colore per questa edizione della Koh è che quest’anno è scesa in campo tutta la famiglia Campbell; oltre a Shannon troviamo il figlio Wayland di 19 anni e la figlia Bailey, di 18 anni, unica donna in corsa. Ogni anno che passa, la King of the Hammers si fa sempre più dura e quest’anno il percorso, nonostante le modifiche al tracciato nel deserto per l’espansione della 29 Palms Marine Base, è stato portato a ben 215 miglia, 17 in più del 2014, con un tempo massimo di 14 ore per percorrere i tre giri di gara. 

La giornata più importante di questa manifestazione unica è iniziata alle 6 del mattino con l’allineamento dei 129 partecipanti alla Koh, rappresentanti di ben 8 nazioni, lungo le via di Hammertown. Alle 8 del mattino con un atmosfera da Apocalypse Now dovuta agli elicotteri della produzione che sorvolavano Hammertow illuminati dai raggi radenti del sole che si alzava sul “lake bed” tutto è iniziato. La partenza, il Backdoor, il Chocolate Thunder e gli altri trails sono stati presi d’assalto dal numeroso pubblico che non è stato deluso affatto dalle prodezze di tutti i piloti che hanno infuocato con le loro gesta gli animi dei numerosi fans. I colpi di scena non sono mancati e fino all’ultimo non è stato ben chiaro chi potesse essere il vincitore della King of the Hammers 2015. Per un attimo il texano Clay Gilstrap ha preso la testa della corsa e con Shannon Campell e Bill Baird fuori dai giochi si pensava potesse essere lui a giocarsela con Erik Miller. Un problema meccanico di Gilstrap e un’impressionante rimonta di Randy Slawson hanno messo in dubbio il risultato finale che nell’ultimo giro si è rivelato essere una lotta tra Miller e Slawson. Alla fine, per la seconda volta il “Re” della King of the Hammers è Randy Slawson che ha chiuso la gara in 8 ore, 52 minuti e 23 secondi davanti ad Erick Miller. Il terzo e meritatissimo posto è andato al giovane, 22 anni, Levi Shirley che dopo il successo dello scorso anno in Europa, che gli ha fatto guadagnare la sponsorizzazione ufficiale di Maxxis, ha coronato la sua carriera con una prestazione da vero campione. Levi è stato l’unico sul podio a bordo di un single-seater IFS e questo gli fa ancora più onore. Quest’anno solo in 17 su 129 alla partenza sono riusciti a chiudere in tempo la gara; purtroppo dobbiamo segnalare che i 3 piloti europei, Fabio Manno (Italia), Axel Burmann (Belgio) e Ralf Kueller (Germania) non sono riusciti a portare a termine la loro impresa. A loro vanno comunque i nostri complimenti per l’impegno e la sportività dimostrata sia durante che prima della gara; è già comunque un grande onore aver potuto partecipare alla King of the Hammers.

 

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